Il bullismo è una forma di prevaricazione dal carattere continuativo effettuato da una o più persone nei confronti di un soggetto percepito come più debole. Diverse sono le forme e le modalità attraverso le quali si manifesta.
Il cyberbullismo è una delle espressioni più comuni di bullismo che attualmente rappresenta circa un terzo delle forme di bullismo complessivamente intese.
Con il termine di cyberbullismo o bullismo online o cyberbulling – termine ideato dall’educatore canadese Bill Belsey – si è solito indicare tutti quegli atti di bullismo e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici quali siti web, blog, chat, e-mail, telefoni cellulari e quant’altro di simile.

Il fenomeno del cyberbullismo, interessa particolarmente il mondo dei minori e si estrinseca in manifestazioni di prevaricazioni e di violenze che si sviluppano in rapporti paritetici tra minori o tra minori e adulti. A tal proposito i giuristi e chi si occupa di definire studiare e d affrontare il fenomeno amano distinguere il cyberbullismo, che avviene tra minorenni, dal cyberharassment o cybermolestia che avviene tra adulti o tra un adulto e un minorenne, anche se l’uso comune di cyberbulling viene indifferentemente utilizzato per entrambi.
E’ possibile individuare diversi tipi di cyberbullismo :

  • flaming: litigi on line nei quali si fa uso di un linguaggio violento e volgare;
  • harassment: molestie attuate attraverso l’invio ripetuto di messaggi offensivi;
  • cyberstalking: invio ripetuto di messaggi che includono esplicite minacce fisiche, al punto che la vittima arriva a temere per la propria incolumità;
  • denigrazione: pubblicazione all’interno di comunità virtuali quali mud, forum di discussione, messaggistica immediata, newsgroup, blog o siti Internet di “pettegolezzi” e commenti crudeli, calunniosi, offensivi, denigratori al fine di danneggiare la reputazione della vittima;
  • outing estorto: registrazione delle confidenze – raccolte all’interno di un ambiente privato – creando un clima di fiducia e poi inserite integralmente in un blog pubblico;
  • impersonificazione: insinuazione all’interno dell’account di un’altra persona con l’obiettivo di inviare dal medesimo messaggi ingiuriosi, che screditino la vittima;
  • esclusione: estromissione intenzionale di una persona dall’attività on line.

Diverse sono state le ricerche, in campo internazionale, circa il fenomeno del cyberbullismo e la sua esponenziale diffusione. I risultati ottenuti, sebbene differenti per natura, campione, territorio e periodo di riferimento, sembrano concordare sul fatto che il cyberbullismo, malgrado si proponga come meno diffuso rispetto al tradizionale bullismo, rappresenti, comunque, un fenomeno che coinvolge sempre più preadolescenti e adolescenti.
Da alcune ricerche effettuate nel corso degli ultimi anni è stato rilevato che in Inghilterra più di un ragazzo su quattro, tra gli 11 e i 19 anni, è stato oggetto di minaccia da parte di un bullo via sms o via e-mail, mentre in Italia oltre il 24% degli adolescenti subisce prevaricazioni di tale tipo (secondo ricerche nazionali di Eurispes e Telefono Azzurro). Bastano questi dati a darci la dimensione del fenomeno e renderci consapevoli della necessità di un intervento che sia quanto più possibile tempestivo ed efficace per evitare tutti quei problemi che, soventemente, si ripercuotono sullo sviluppo della personalità dei soggetti vittima di tale violenza.
Nell’ultimo Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Eurispes e Telefono Azzurro è emersa una percentuale maggiore di adolescenti che dichiarano di essere stati protagonisti, sia nel ruolo di “vittima” che di “carnefice”, in episodi di cyberbullismo. In particolare, aumenta col passare degli anni ( rispetto a cui troviamo studi e ricerche sul fenomeno) rispetto all’anno precedente, la percentuale di adolescenti che dichiarano di aver ricevuto messaggi, foto o video offensivi o minacciosi (2,6% in più), di aver ricevuto o trovato informazioni false sul proprio conto (1% in più), di essere escluso intenzionalmente da gruppi on line (1% in più), di aver inviato o diffuso messaggi, foto o video offensivi o minacciosi (1,2% in più), di aver diffuso informazioni false su un’altra persona (0,4% in più) ed di aver escluso intenzionalmente una persona da gruppi on line (1,9 % in più).
Tale quadro di riferimento ci pone dinanzi ad un fenomeno che necessita di essere affrontato con la massima attenzione ed il massimo impegno. Il controllo “debole” consentito dalla rete, la possibilità di attuare le prepotenze in qualsiasi momento della giornata utilizzando diverse identità e l’opportunità di colpire contemporaneamente più persone in un brevissimo lasso di tempo, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere più complessa la soluzione di tale problema.
A tutto ciò va ad aggiungersi la frequente, assenza di controllo da parte di alcuni adulti nei confronti degli adolescenti che, spesso si connettono alla rete in piena autonomia e libertà. Maggiore attenzione viene spesso riposta dai genitori sul controllo dei bambini piuttosto che sugli adolescenti; sono proprio quest’ultimi, invece, che necessitano di maggiori controlli, tanto sul tempo di utilizzo di internet quanto sulle modalità di utilizzo dello stesso.
Da recenti indagini, si è calcolato che circa un adolescente su tre si connette alla rete da solo, in assenza totale di controlli. Questo se da un lato conferisce maggior libertà ed autonomia personale, dall’altro offre ai ragazzi la possibilità di agire indisturbati in qualità di cyberbulli o di subire violenze e prevaricazioni on line.
La consapevolezza delle giovani generazioni di padronanza delle tecnologie, in quanto “nativi digitali” ovvero cresciuti con le tecnologie digitali e la consapevolezza della correlata minor propensione verso tali media da parte dei genitori, fan sì che l’utilizzo di internet costituisca, per gli stessi, una sorta di “zona franca” dove gli adulti difficilmente possono entrare. La padronanza delle tecnologie da parte dei giovani favorisce, quindi, il diffondersi del fenomeno. La diffusione dei problemi collegati all’uso della rete internet e delle nuove tecnologie da parte dei ragazzi ha indotto anche la Commissione europea a promuovere uno specifico programma denominato “Programma europeo per la protezione dei minori che utilizzano Internet e le nuove tecnologie”.
Molteplici, infatti, sono i pericoli che si celano dietro un improprio ed avventato uso della rete da parte delle giovani generazioni.
In taluni estremi casi, l’improvvido utilizzo della rete può portate a conseguenze tragiche come il suicidio delle vittime del cyberbullismo.

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